Città di Mede

Città di Mede

Mede (Méed in dialetto lomellino) è un comune italiano di 6 653 abitanti della provincia di Pavia in Lombardia. Si trova nella Lomellina sudoccidentale, nella pianura tra il Po, l’Agogna e il Sesia.

Era un importante centro economico in epoca romana; il Museo Civico di Novara ne raccoglie alcuni reperti archeologici.

Nell’alto medioevo fece parte del Comitato di Lomello; nel 1157 venne confermato da Federico I ai conti palatini di Lomello, che peraltro erano stati sottomessi da Pavia, cui lo stesso imperatore assegnò ufficialmente la supremazia della Lomellina nel 1164. Tra i numerosi rami in cui si erano divisi i conti palatini, uno dei più importanti fu quello dei Conti di Mede; a loro volta si divisero in moltissimi rami, ma ebbero la saggezza di mantenersi tra loro solidali, con patti che escludevano la vendita di quote feudali a famiglie estranee alla parentela; in tal modo ebbero sempre la conferma del feudo di Mede, dagli Imperatori e dai duchi di Milano (cui Mede appartenne fino al 1535), dagli Spagnoli (1535-1706), e dai Savoia (Mede venne conquistato nel 1706 da Eugenio di Savoia per conto degli austriaci. L’Austria lo consegnò nel 1707 ai Savoia, assieme a tutta la Lomellina). Attorno al 1500 le varie linee dei conti di Mede assunsero cognomi propri, derivati probabilmente dai loro capostipiti: GiovannoliEnriottiBiasoniAlessandriGuizzardiIsnardiGenselmiBrizio, e inoltre LuneriBiscossa e Zaccaria, entrati nella casata per matrimonio. Nel 1707, all’avvento dei Savoia, sono ancora confeudatari i Giovannoli, i Gorrani (che avevano acquistato delle quote nel 1652), gli Zaccaria, i Guizzardi e gli Isnardi.

In quest’epoca Mede fu sede della Congregazione della Lomellina.

Nel 1806 furono uniti al comune di Mede i soppressi comuni di Tortorolo e Parzano, mentre in precedenza lo era stata la Cascina Ragnera. Nel 1928 fu aggregato a Mede il comune di Goido.

  • Ragnera è nota fin dal 1250, nell’elenco delle terre pavesi, come Turris Raynerii, torre del visconte Rainerio; nel 1707 ne è feudatario il sig. Corri di Milano; il comune viene soppresso nel 1759.
  • Parzano appare nell’elenco del 1250 come Purcanum; feudalmente seguì le sorti di Sartirana, appartenente dal 1522 agli Arborio di Gattinara.
  • Tortorolo, noto nell’elenco del 1250 come Turturolum, fu parte invece del feudo di Frascarolo e Castellaro de’ Giorgi, passando dai Birago ai Varesini, di nuovo ai Birago, agli Arborio di Gattinara (1522) e ancora ai Varesini. Nel 1707 sembra non fosse più infeudato.
  • Goido (CC E077), come suggerisce il nome, fu probabilmente un insediamento di Goti nell’alto medioevo. Nel 1250 appare come Goyve nell’elenco delle terre pavesi. Appartenne alla Contea di Mede, e fu feudo probabilmente dei Giovannoli, ramo dei Conti di Mede, da cui pervenne ai Gorrani di Milano. Il comune fu soppresso nel 1928.

Monumenti:

  • Chiesa parrocchiale Santi Marziano e Martino, XIV secolo, su un precedente tempio pagano. Il campanile della chiesa, alto 63 metri con base quadrata di 5,50 metri di lato, fu inaugurato nel 1904[4].
  • Chiesa della SS. Trinità, XVI secolo, con affrescate da opere originali del famoso pittore Giuseppe Amisani, conosciuto come il pittore dei Re.
  • Chiesa di San Rocco (1576)
  • Chiesa degli Angeli (1581)
  • Castello San Giuliani, XIV secolo, cui rimane parte del maschio a pianta quadrata e di cui permangono resti dei sotterranei nella casa Pallestrini[5]. Oggi ospita la Biblioteca comunale G. Amisani, la raccolta naturalistica Ugo Fantelli e una parte significativa delle opere dell’artista Regina Cassolo.
  • Monumento ai Caduti, sito in Piazza della Repubblica, davanti al palazzo comunale, fu inaugurato il 19 novembre 1922. La somma necessaria fu raccolta attraverso una pubblica sottoscrizione lanciata da “Comitato pro Monumento”, per ricordare le vittime della Grande Guerra, che vide la massima partecipazione della cittadinanza e della Amministrazione Comunale. Sopra il basamento a forma piramidale si erge una statua di bronzo rappresentante un soldato nell’atto di piantare la bandiera su di uno strato di roccia, a simboleggiare la meta raggiunta. Realizzatore della statua fu lo scultore Michele Vedani. Nella facciata principale del basamento venne collocato un magnifico bassorilievo di bronzo, opera del concittadino Felice Bialetti, scultore. L’opera fu donata dal cugino Ferdinando, dopo la morte dell’autore, e rappresenta il petto nudo e robusto di un giovane morente la cui mano viene sollevata e baciata dalla figura di una donna che raccoglie l’ultimo respiro a simboleggiare il sacrificio di un soldato caduto per la Patria.
Nel corso dell’anno 2008 l’Amministrazione comunale ha proceduto ad un generale restauro del Monumento, ravvivando le scritte degli oltre cento caduti medesi nella Prima Guerra Mondiale, e ripristinando la scritta originaria sul fronte, che recita: “Con orgoglio e tenerezza Mede ai figli suoi”.
  • Monumenti di recente costruzione dedicati agli Alpini ed ai bersaglieri della lomellina.