Marco Speciale

Marco Speciale

in concorso con il libro:

“Terra sporca”

Marco Speciale nasce a Milano nel 1963. Durante gli anni dell’università collabora
con riviste e giornali della piccola editoria, una vera palestra. Partecipa con racconti e poesie ad alcuni concorsi letterari, ottenendo pubblicazioni in antologie e alcuni piccoli successi. Il suo lavoro di educatore finisce però per assorbirlo totalmente, al punto da arrestarne il percorso di scrittura. Nel 1993 si trasferisce a Monza.
Nel 2015, dopo una grave malattia, riprende la sua antica passione con nuova consapevolezza. Con il racconto La scomparsa della verità, ispirato alla strage di piazza Fontana, vince il concorso Giallomilanese 2015, pubblicato nell’omonima antologia per ExCogita. Ha inizio il suo percorso di scrittore di
gialli, in bilico tra narrazione letteraria e reportage giornalistico.
L’anno successivo viene pubblicato il suo romanzo d’esordio, Prima dei titoli di coda (ExCogita), che ottiene diversi riconoscimenti: Premio Letterario Casentino (segnalazione particolare della giuria), Premio Letterario La Città di Murex-Firenze (premio di giuria), Premio San Giuliano in Giallo (vincitore), Premio
Letterario Città di Arcore (vincitore), Premio Letterario Brianza (finalista e Premio della critica).
Nel 2017 è finalista al Premio Alda Merini (sez. racconti noir) e al Premio Gozzano (sez. racconti). Riceve la segnalazione speciale della giuria al Premio Letterario
Teatro Aurelio di Roma (sez. racconti).
Nello stesso anno viene pubblicato il suo secondo romanzo: Il nome della notte (ExCogita).
Anche questo libro trova il consenso delle giurie, fra cui quella del Premio Internazionale Lago Gerundo (III posto), del Premio Nazionale di Arti Letterarie
Metropoli di Torino (Segnalazione di merito), del Premio Letterario La città di
Murex-Firenze (Vincitore), del Premio Letterario Brianza (Finalista).
Nel 2018 viene pubblicato Il palazzo dei percorsi perduti (ExCogita), vincitore del Premio Letterario Città di Arcore e del Premio Letterario La Città sul Ponte-
Firenze. Il romanzo è finalista al Premio Letterario Toscana.
Nello stesso anno è autore dei testi di Una scuola di cinquecento anni (Edizioni
1557), in collaborazione con CREA e Università Cattolica del Sacro Cuore di
Milano.
Nel 2020 vince il Premio Letterario Internazionale Città di Arona (sez. racconti).
È III classificato al Concorso Letterario Guido Gozzano (sez. racconti).
Il suo ultimo romanzo, Terra sporca (AltreVoci Edizioni), è dell’ottobre 2021,
già selezionato al Premio Internazionale di Letteratura della Città di Como con il
titolo “Andare a tempo”.
Marco Speciale è membro della giuria di qualità del Premio Letterario Nazionale Emanuela Radice.<br<
Racconti pubblicati in antologie (principali)
La scomparsa della verità, in Giallomilanese 2015 (ExCogita, 2015)
31 ottobre 1932 – Anno XI, in Storie del Parco (Novaluna, 2019)
Il socio di Mario, in Racconti Lombardi (Historica, 2020)
Saggi
Una scuola di cinquecento anni – testi (Edizioni 1557, 2018)
Romanzi
Prima dei titoli di coda (ExCogita, 2016)
Il nome della notte (ExCogita, 2017)
Il palazzo dei percorsi perduti (ExCogita, 2018)
Terra sporca (AltreVoci Edizioni, ottobre 2021)

Sinossi

Matteo Caserta è un vice questore piuttosto originale, piuttosto sovrappeso,
soprannominato Carlo Marx per la fluente barba. Una carriera improntata alla rettitudine, un modus operandi sempre volto alla concretezza, senza inutili
idealismi.
È l’uomo perfetto per il questore Alvaro Seppi, colpito da un male incurabile, che individua proprio in lui la possibilità di un tardivo riscatto, un modo degno per concludere la propria esistenza segnata da omissioni e compromessi. Gli affida perciò un’inchiesta scottante: c’è da investigare su un imponente traffico illecito di rifiuti che coinvolge Monza e la Brianza, e forse non solo.
Il giorno successivo, Giulio Malacorda, industriale di successo, titolare dell’impresa al centro delle indagini, viene assassinato. Si sospetta in primo luogo della compagna, Sonia Lytovčenko, ambigua e affascinante, a cui lo stesso Malacorda avrebbe intestato una generosa polizza vita. Presto emergono le trame messe in atto dalla donna per impossessarsene. Ma più il vice questore si addentra nella vicenda, più scopre i rapporti inconfessabili di Malacorda con ‘ndrangheta e
politica. L’ex senatore Antonio Russo e l’avvocato Vincenzo Arcuri, suoi sodali, sono il volto rispettabile di una macchina da guerra che genera immani profitti.
La vicenda si complica e Caserta apprende delle minacce che coinvolgono la sua famiglia. Non piegarsi può costare caro: lui stesso scampa per un soffio a un agguato. Neppure in commissariato c’è da star tranquilli, ci sono colleghi tutt’altro che trasparenti, forse collusi. Il vice questore può contare solo sull’appoggio della sua squadra un po’ naif: Martì, al secolo Oronzo Martiradonna, tutto cuore e poca cultura; lo scaltro Iannalfo, la Volpe; Spalma, soprannominata Ombra per la sua
carnagione scura d’abissina; Locatelli, il Bergamasco, che subisce da Caserta, beneventano di origine, una sorta di discriminazione alla rovescia.
Qualcosa sembra chiarirsi perché un disinvolto assessore, beneficiario di generosi mutui a tasso zero, stanco del sole a scacchi, preferisce parlare. La Lytovčenko viene al momento scagionata. L’omicidio appare sempre più legato agli oscuri meccanismi che regolano il traffico illegale di rifiuti. File di camion nella notte
attraversano una Brianza spettrale col loro carico di morte. Tutto può essere sepolto, tutto può essere bruciato. Le cave diventano gigantesche pattumiere a cielo aperto e ogni luogo è buono per interrare veleni, persino le strade prima dell’asfaltatura.
Dalle ricostruzioni investigative emerge la volontà di Malacorda di sfilarsi dall’oscura confraternita, forse è il motivo per cui è stato messo a tacere. Ma la causa scatenante del brutale assassinio dell’imprenditore va ricercata anche in un lontano passato, nella sua infanzia di orfano trascorsa al Pio Istituto della Divina
Provvidenza, nel suo istinto protettivo verso i più piccoli. L’improvviso rimorso di coscienza che lo assale alla vista dei bambini, e del suo stesso nipote, ammalatisi a causa dell’interramento di rifiuti tossici, annuncia la sua fine. Nessuno può affrancarsi da certi patti: tornare umani è impossibile.
La malavita organizzata sa come muoversi, pronta a distogliere l’attenzione mediatica dal caso grazie a un sapiente dossieraggio. Russo viene sacrificato con cinico opportunismo. Le pagine di un diario, risalenti al tempo del rapimento di Aldo Moro, e che si incuneano periodicamente nella narrazione, precipitano sulla scrivania del vice questore. L’ex senatore viene accusato di un omicidio commesso quarant’anni prima, inchiodato proprio da quel diario che lui, allora ventenne,
aveva redatto. Il suo passato di maldestro rivoluzionario gli si ritorce contro.
Nel drammatico interrogatorio finale l’uomo invita il vice questore a piegarsi, ad abbandonarsi al conformismo, a non inseguire sterili eroismi. Ma Caserta non ha
intenzione di assecondare questa danza macabra di infami compromissioni e sceglie di non andare a tempo, reclama la propria diversità. Il romanzo si conclude
con un ultimo colpo di scena: la polizza intestata alla Lytovčenko non è mai stata davvero attivata da Malacorda, è pura carta straccia.