Roberto Centazzo

Sabato 14 Maggio ore 16,30

Roberto Centazzo, decide che da grande avebbe fatto lo scrittore alla tenera età di sette anni. Verso i quindici anni  legge un brano di Rilke che per lui è come una folgorazione: (tratto da i quaderni di Malte Laurids Brigge)
“Oh, ma con i versi si fa ben poco, quando li si scrive troppo presto. Bisognerebbe aspettare e raccogliere senso e dolcezza per tutta una vita e meglio una lunga vita, e poi, proprio alla fine, forse si riuscirebbe a scrivere dieci righe che fossero buone. Poiché i versi non sono, come crede la gente, sentimenti (che si hanno già presto), sono esperienze.Per un solo verso si devono vedere molte città, uomini e cose, si devono conoscere gli animali, si deve sentire come gli uccelli volano, e sapere i gesti con cui i fiori si schiudono al mattino. Si deve poter ripensare a sentieri in regioni sconosciute, a incontri inaspettati e a separazioni che si videro venire da lungi, a giorni d’infanzia che sono ancora inesplicati, ai genitori che eravamo costretti a mortificare quando ci porgevano una gioia e non la capivamo (era una gioia per altri) a malattie dell’infanzia che cominciavano in modo così strano con tante trasformazioni così profonde e gravi, a giorni in camere silenziose, raccolte, e a mattine sul mare, al mare, a mari, a notti di viaggio che passavano alte rumoreggianti e volavano con tutte le stelle, e non basta ancora poter pensare a tutto ciò. Si devono avere ricordi di molte notti d’amore, nessuna uguale all’altra, di grida di partorienti, e di lievi, bianche puerpere addormentate che si richiudono. Ma anche presso i moribondi si deve essere stati, si deve essere rimasti presso i morti nella camera con la finestra aperta e i rumori che giungono a folate. E anche avere ricordi non basta. Si deve poterli dimenticare, quando sono molti, e si deve avere la grande pazienza di aspettare che ritornino.Poiché i ricordi di per se stessi ancora non sono. Solo quando divengono in noi sangue, sguardo e gesto, senza nome e non più scindibili da noi, solo allora può darsi che in una rarissima ora sorga nel loro centro e ne esca la prima parola di un verso.”

Consapevole che deve acquisire esperienze fa mille lavori, dal muratore, all’assicuratore, allo scaricatore di cassette ai mercati generali, con i quali si mantiene agli studi, laureandosi in giurisprudenza all’Università di Genova con 110/110. Successivamente acquisisce l’abilitazione all’insegnamento, svolge per un paio d’anni l’attività di insegnante e poi si arruola in Polizia. La lunga esperienza come ufficiale di polizia giudiziaria prima all’Unità Operativa di Vigilanza e controllo della questura, poi per dieci anni alla Sezione di polizia giudiziaria della Procura della Repubblica e infine come Comandante del Posto Polfer di Savona, fanno di lui uno dei più preparati autori noir, tanto che svolge anche l’attività di consulente per altri colleghi scrittori. Nonostante ciò ha sempre rifiutato l’etichetta di poliziotto scrittore. Da un paio di anni si è ritirato a vivere in campagna dove coltiva l’orto e ama definirsi il coltivatore di storie.

La sua attività letteraria comincia con una lunga e faticosa gavetta nel pericoloso sottobosco dell’editoria dove pullulano il Gatto e la Volpe – pseudoeditori e sedicenti agenti letterari, con richieste di danaro per pubblicare, concorsi truccati e contratti capestro.

Della serie Squadra speciale:

  • L’ombra della perduta felicità.
  • Mazzo e rubamazzo.
  • Operazione sale e pepe.
  • Operazione Portofino.
  • Squadra speciale minestrina in brodo.

Della serie Cala Marina:

  • Bevande incluse.
  • Tutti i giorni è così

Altro:

  • Signor giudice basta un pareggio
  • Il libretto rosso dei pensieri di miao.